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teatro

Ritagli e materie diventano ricordi di terre dismesse e di sentimenti alla deriva. Un bellissimo testo di Heiner Muller da me illustrato tanti anni fa.

giocasta-diva--ferri-yukiQuindici anni fa, debuttava prima a Osaka (Torii Hall) e poi a Tokyo (Terpscichore) questo spettacolo nato in collaborazione con la danzatrice butoh Rosa Yuki.

amletico 1

ameltico 2Il progetto di un’installazione teatrale, ipotizzata dentro una scuola di Fano -dedicata alla figura di Amleto di William Shakespeare- per l’esame finale dell’abilitazione all’insegnamento, conseguito presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna esattamente un anno fa.

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In un momento come questo, in cui il dolore si mescola al ricordo, voglio soltanto pensare che il Maestro, alla fine dello spettacolo sia da qualche parte, dietro a un enorme sipario di velluti, damaschi, sete e stracci, di mille rossi diversi, cuciti in anni e anni di scuola e di palcoscenico da lui e da chi lo ha conosciuto, amato, deriso, compreso, detestato, imitato. Lo immagino immobile, con quel suo solito sorriso silenzioso, in quel buio denso che conosce solo chi ha vissuto di teatro e ha fatto della sua vita uno rappresentazione perfetta di quello che voleva essere. Poi la luce si accende, il sipario si apre e nel vuoto di quello spazio mille volte da lui immaginato, disegnato, sudato, scenografato non rimane che il bianco della polvere, che come una neve improbabile e meravigliosa, scende e confonde chi nella platea è rimasto senza parole. Applausi.

Oggi, prima effettiva lettura del mio nuovo spettacolo dal titolo AMARANTO, con gli attori Jessica Tonelli e Giorgio Donini.

 

The Knife, Evelyn 1987

 

Una stanza, una storia. Due personaggi respirano l’odore del sangue. Sono fratello e sorella, oppure solo un uomo e una donna? Questo non cambia, sono animali in gabbia e come tali si muovono, nei sentimenti e nelle pulsioni. Il colore del loro vincolo è lo stesso della lampadina che illumina questa camera. Oscura come un segreto. Dunque una stanza della tortura o un giardino, in cui le uniche delizie sono le parole che non sono state mai dette. Nello spazio, solo un tavolo. Enorme e apparecchiato per l’ospite, che è di riguardo. Forse è il colpevole o forse no. Chi può dirlo? Di certo non lei, che ha deciso di tacere dalgiorno in cui lui se n’è andato via, da quel posto dove lei, oggi, ha preparato tutto come si deve, per questa terribile cerimonia a due. Questo spettacolo è concepito come un film, in cui le scene, però, non rispettano una logica temporale, ma devono essere “ricucite” dallo spettatore: immagini, suoni e testi, si sovrappongono in una trama in divenire, che trova nella recita crudele di un legame apparentemente indissolubile, il suo fine ultimo.